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domenica, settembre 06, 2009 << >>
Tutto questo dev'essere già successo.
Le parole che mi dici già le conosco, come se tu le avessi sepolte dentro di me tempo fa e adesso le richiamassi ad emergere, ogni volta che parli. Come le nenie della mamma, non ricordo le melodie nè ricordo quando me le cantava, eppure ogni tanto capita che un suono riporti alla luce quei tesori che giacciono dentro di me nel profondo; allora e solo allora mi rendo conto di conoscere musiche che ho rimosso. Ecco, così mi sento ogni volta che mi mostri i tuoi pensieri, perchè li dipingi con verbi già detti, con immagini che già so e che vengono a galla come nuove e vecchie insieme. Sono idee uscite dalla tua testa, sono le tue, ma mentre ascolto ripercorro luoghi che conosco ed accarezzo ogni pensiero come mio pensiero. Apri porte su stanze che io ho già vissuto, ma ignoro quando e se con te o da sola. Ogni attimo è un attimo nuovo ma è come se lo vivessimo da milioni di anni: Sempre lo stesso e sempre imprevedibile. Noi due ci incontriamo e ci lasciamo ogni volta, ci scordiamo di noi e ci risvegliamo d'improvviso insieme in uno spazio condiviso, senza conoscerci ma conoscendoci in realtà. Due sconosciuti che si stupiscono di conoscersi, e non di una conoscenza banale, abitudinaria, data dalla quotidianità, ma una conoscenza alla matrice alla quale non servono ricordi insieme, perchè è fatta di certezze nascoste, di un sentire comune, un all'unisono di sensazioni che ci scopre impreparati ad accoglierlo e stupiti di come tutto questo in realtà era come se ce lo aspettassimo. Da quanto? Quando? Dov'eravamo? Ed eravamo insieme? Lo siamo sempre stati? Si dispiega davanti a me una nuova consapevolezza: è fatta di dubbi e domande, di cui tu sei diretto interlocutore, ed anche causa ed effetto.Il motore primo di un nuovo universo, ma a questo punto per "nuovo" non so più cosa intendo. Magari è un'altra volta nuovo, e chissà quante altre volte lo è stato. Saremo a quale scatola? Riesci a contarle meglio di quanto riesco io? Non colgo tutta la struttura, nè mi interessa per ora. Ciò che percepisco mi basta, perchè mi permea, mi trapassa e mi dà forma: La forma che è più conveniente nel dato momento. E lascio che si modelli, perchè della forma a me non è mai importato. Quello che conta è l'interno e all'interno non posso cambiare niente, non posso modificare, nè far finta che non succeda. Perchè succede. Perchè è già successo. Tutto questo dev'essere già successo. Canterai nuove storie per giorni e già so che sono le mie storie preferite. Le ho tutte dentro che aspettano di venire destate. Nell'istante in cui passati ancastrali si materializzano nel presente e si ha la certezza di non essere alla fine, ma solo alla metà della catena. Gireremo in essa con questo fardello di credenze per ancora molto tempo, suppongo. Per tutto il tempo in realtà, perchè non ci resta che accettare il continuo riaffacciarsi di noi di sempre, nel momento in cui ancora siamo noi di mai prima. lunedì, giugno 23, 2008 dopo tutto quello che era successo. si incontrarono molto tempo dopo nel cafè Signorina Felicita, in piazza D. Campana; luogo frequentato essenzialmente da giovani passati gli -enta amanti della buona musica e di aperitivi a prezzi popolari. forse più dei secondi. della stagione potremmo dire si trattasse di primavera, ma lo era solo per convenzione gicchè il clima affatto propizio allo sbocciare dei fiori non combaciava affatto con l'immaginario collettivo. ma in questa storia niente aveva mai combaciato con clichè di sorta e il tempo metereologico sembrava assecondare gli eventi nel loro svolgersi bizzarro. dunque, dicevamo che si incontrarono molto tempo dopo nel cafè Signorina Felicita. dicevamo anche che fuori scrosciava una pioggia non troppo amichevole, così che ben presto il locale s'era colmato di frequentatori di fortuna [per la fortuna dei gestori], che rendevano l'aria soffocante e si accalcavano in/con/su/per/tra/fra i divanetti e i tavoli. le pareti viola non s'erano mai fatte tanto strette. il grande specchio dalla cornice barocca color oro era appannato e pieno di impronte. queste cose lei non le aveva mai potute soffrire, la troppa gente la stava mettendo a disagio e aumentava in maniera esponenziale la sua classica emicrania da "difficoltà". "se non fosse tanto complicato raggiungere la porta me ne andrei" pensava scrutando causticamente i volti arrossati delle persone in piedi. anche se sapeva benissimo che mai e poi mai avrebbe affrontato la pioggia in ballerine, senza ombrello e senza meta alternativa in cui recarsi. per non parlare poi che stava aspettando che "quell'altro" tornasse dal bagno, quindi doveva anche per questo sopportare la situazione. quando poi fu nuovamente in compagnia riprese l'animato dialogo sulla mostra che avevano visto nel pomeriggio. in realtà, avrebbe preferito parlare di qualsiasi altra cosa, piuttosto che di considerazioni ed interpretazioni prive di fondamento. questi scambi di opinioni le ricordavano gli infiniti dibatitti su arte e poesia svolti un tempo, tanto remoto da sembrarle vagamente un sogno. anche allora avrebbe preferito parlare d'altro, allora avrebbe preferito ridere e far ridere, usare meno metafore e più esempi reali ma certe volte è proprio vero che il "mito" serve per arrivare a spiegare qualcosa di inafferrabile ai più, qualcosa di non semplicemente traducibile. come quando lui le diceva -ti dovrei dire una cosa ma non so come, so che è importante, ma non so come dirla. quando avrò le parole te la dirò- ma quelle parole non arrivavano mai, o comunque era troppo tardi. e in questi pensieri, nuovamente la sua immagine le appariva come un lampo nel presente, come qualche richiamo che non sa andarsene. sebbene il tempo [da sempre suo nemico] fosse passato a quantità industriali, silenzioso e gelido, fino a farli perdere. "ma quanta poesia c'era nell'aria?dio, se fosse stato reale...magari non sarebbe stato bello". lui stava sfogliando distrattamente un libro che conosce troppo bene, di cui saprebbe tirar fuori almeno una citazione per pagina ma trattandosi di nichilismo, difficile che lo citi - Lui s'offenderebbe - ha sempre sostenuto riferendosi all'autore. Il divanetto rosso su cui era seduto si stava popolando di sconosciuti, affatto preoccupati dalla possibilità di interrompere un qualcosa. anche perchè il suo sguardo corrucciato era evidentemente troppo preso da altro, si sarebbe detto dalla lettura, ma un osservatore più attento avrebbe capito che stava solo ascoltando il flusso dei suoi pensieri che si accalcavano uno sull'altro di risposta alle parole che la persona davanti a lui stava pronunciando. effettivamente non era bravo nei botta e risposta, gli ci voleva tempo sia per elaborare la frase dell'altro, sia per scegliere con cura cosa rispondere [e questo un pò per via dell'estrema quantità di cosa da dire e un pò perchè doveva sempre, necessariamente trovare la migliore forma in cui esprimersi, giacchè la forma lo tormentava in ogni sua declinazione. dolce tormento a dir la verità]. per parlare di lui, e per parlare con lui, ma sopratutto quando parlava lui c'era bisogno di aprire una quantità di parentesi quadre, per rendere un pò più chiare le mille subodinazioni di concetti e le mille sfumature che potevano venire a galla. complicato e silenzioso, ma il più delle volte una delle persone più limpide che vi si possa sedere davanti una sera in un locale, mentre fuori [rigorosamente] piove. la sedia di legno aveva uno schienale abbastanza ampio ma la borsa continuava a cadere ed essere puntualmente pistata dai distratti personaggi passanti. alla fine per disperazione [e per pigrizia] aveva lasciato perdere a raccoglierla "che la pistino, si vede che questo è il suo destino". a mentre cercava una posizione comoda, ma non troppo scomposta, desiderava sedersi ardentemente su uno dei divanetti anche lei. perennemente insoddisfatta della sua condizione puntava sempre al diverso, all'altro, al meglio. la ricerca della perfezione sa essere un duro lavoro a tempo pieno che lascia in mano uno stipendio di insofferenza. finito di ascoltare, alza lo sguardo dal libro. lei era come è sempre stata: bellissima. equilibrata nei tratti e nei modi, dotata di un fascino particolare simile diva anni 50. fragile e compatibile in ogni momento con lui. risposta ideale ad ogni sua richiesta, risposta ideale ad ogni suo desiderio. ideale. mai idealizzata. certo che col tempo era maturata, ma niente aveva inficiato quel suo stare al mondo tanto poetico, così che ogni movimento s'accordava perfettamente in un'immagine surreale. ogni istato era una citazione da un quadro diverso, e lui si divertita a coglierle tutte. ah, come si divertiva con le citazioni. c'era qualcosa che non andava, forse il posto. forse la gente. ma la sensazione era più forte di qualsiasi altro dato oggettivo. sebbene avesse trascorso dei bei momenti, sebbene fosse stato tutto come l'avrebbe desiderato, il problema era un altro e molto profondo. lei non l'aveva affatto desiderato. non voleva essere lì, ma non per il posto o la gente. non lo voleva e basta, non desiderava uscire, non desiderava vedere la mostra, non desiderava che le sorridesse, che le parlasse, non desiderava uno scambio d'opinioni su alcun argomento dalla A di arredamento alla Z di zwischenzumstand. non c'era desiderio, non c'era voglia, non c'era nulla di simile a un brivido in lei. brivido che avrebbe provato uscendo fuori di corsa. che avrebbe provato mettendosi in piedi sul tavolino, rompendo i bicchieri e il vaso e urlando -ZITTI!-. che avrebbe provato se avesse saputo chi era seduto su quei divanetti.si decideva di pagare e per farlo bisognava immergersi nel bagno di folla, per cui lei lasciò questo piacere all'accompagnatore e di bagno preferì farne un altro. fortunatamente, l'ingresso [o l'uscita in questo caso] della Signorina Felicita era provvisto sapientemente di una tettoia dove stranamente ancora non era uscito nessuno a fumare. la piazza era deserta e brillava d'acqua. i giochi di luce dati dagli schizzi illuminati dai lampioni non hanno prezzo in certe sere malinconiche. possono addirittura essere considerati ipnotici. nessuna macchina, nessun passante. solo la fontata spenta, come per dire "cosa resto accesa a fare, tanto qui il mio lavoro lo svolgono gli altri". i tre putti senza adempire alla loro funzione aveva l'aria ancora più idiota e kitsch. lei osservava la fontana e i puttIdioti, le panchine adorne di scritte in pieno stile adolescenziale e le finestre chiuse dei palazzoni alti tutt'intorno. con gli occhi chiusi sembrava di essere in una cascata. in silenzio si godeva la pace dello stare sola. cosa che tra l'altro, non le era mai piaciuta. era proprio ora di una sigaretta, questo vizio non era riuscito a toglierselo negli anni ma forse in fondo gli piaceva. "ho la bocca che sa di vizi" aveva detto un giorno, ma non era mai stato un ostacolo. per chi poi? non se lo ricordava più con certezza. "sarà stata lei? o l'altra?" intanto cercava l'accendino furiosamente, e scopriva al solito di averlo lasciato in macchina. poco male "me lo faccio prestare". la porta aveva fatto uno di quei rumori di campanelli freak che mai e poi mai era riuscito a sopportare, ma questa volta non sentì perchè era tutto un vociare e ciarlare. "mmh, eccoci, adesso addio pace" aveva pensato, nuovamente acida, mentre era appoggiata al muro fissandosi i piedi infreddoliti. i calzini con le ballerine no! non si era nemmeno girata a vedere chi fosse uscito, chiunque fosse stato l'avrebbe scocciata. e infatti "scusa, non è che c'hai da accendere?" chiese con la sigaretta già in bocca, guardando quella piccina testa corvina a qualche passo da lui. "no, mi dispiace" rispose girandosi. l'udito non l'aveva aiutata, ma la vista le era amica da sempre. inizialmente non era certa tanto che lo guardò con insistenza. il tempo era passato, ma possibile che? no, non era possibile. in un istante, onde evitare figuracce, decise che se fosse stato lui, allora avrebbe fatto la prima mossa. "ah. ok" disse chiedendosi come mai in un mondo in cui la gente non fa altro che morire di cancro, nessuno fuma mai quando serve. "e figurati se 'sta tizia non fuma!" velocemente tornò dentro per trovare qualcuno che si degnasse di soccorrerlo nel bisogno. "è tornato dentro. no, non è lui. che stupida sono stata! effettivamente nemmeno gli assomiglia a pensarci bene, ma quando desideri incontrare qualcuno è normale proiettarlo in qualcun'altro che vagamente lo ricordi. dovrei smetterla di farmi questi viaggi..." e pagato il conto, l'accompagnatore la scortò alla macchina sotto un ombrello improvvisato [una copia del sole 24 ore, che paradosso!]. presero per la via di casa. di lei. lui intanto era di nuovo fuori, che trovato un modo per accendere la sigaretta la stava dividendo con la sua metà della mela. e desiderava ardentemente che questa fosse la prima di una lunga serie di cose che avrebbero condiviso dopo tanti anni. voleva lei, era chiaro adesso. non poteva desiderare altro, perchè tutto il resto era finito, l'unica costante era lei. l'unica che valeva la pena sempre. ed era sempre bellissima. le asciugò una goccia di pioggia che non si sa come le era finita sul viso. si sentì felice. *** *** *** come sarebbe andata se lei non si fosse mai tinta i capelli? se lui non si fosse fatto crescere la barba? se lei non fosse drasticamente dimagrita? se lui non fosse ingrassato? se lei non fosse stata così completamente vestita di nero ed ombrosa e lui fosse stato un pò meno preso dai suoi pensieri? dopo tutto quello che era successo, dopo tutto quello che era successo, dopo tutto quello che era successo: loro non si erano riconosciuti. sotto lo stesso portico, a distanza di pochi passi, sotto la pioggia, dopo anni dall'essersi persi di vista, e dopo pensieri fatti rispettivamente sull'altro. dopo tutto questo, loro non si erano riconosciuti. e sì che lei ci aveva pensato anche quella sera. e sì che pioveva. e sì che sarebbe stato tutto diverso se lei avesse preso coraggio e avesse detto "ma sei Tu?".
sabato, novembre 17, 2007 [ri]inizio. ho chiuso ben due blog personali che tenevo in contemporanea con questo, che da sempre è stato considerato "un fratello minore" degli altri due. adesso invece, dopo una lunga ed attenta riflessione ho deciso di stabilirmi qui. senza scrivere su questo dannato coso non so starci, perchè mi piace venire letta, perchè mi piace che gli altri leggano le cose "belle" [?] che scrivo e perchè non so fare altro che raccontare storie. è l'unica cosa che posso fare senza dover scrivere un blogfake [sarebbe più corretto dire fakeblog, lo so]. queste storie hanno a che fare e non hanno a che fare con me, spesso sono ispirate da fatti reali, altre volte no. certe volte succede solo che qualcuno mi dica una frase ed io crei una storia. sfortunatamente non le scrivo il 90% delle volte, così che molte storie nella mia testa diventano quasi reali [paranoie, do you know?]. adesso però questo è diventato l'unico mio mezzo per scrivere e comunicare con un mondo nel web che se ne frega parecchio di me [sottolineiamo l'inutilità di questo blog per la società e per gli internauti], quindi spero di poter raggiungere il mio scopo. nessun blog tecnico [dato le mie conoscenze scarse di tutto], nessun blog personale [per mille e uno motivi, ultimo dei quali la riservatezza], solo una paginetta di storie. forse è proprio nell'essenza dei blog l'inutilità. o magari è un problema più profondo? stiamo a vedere. sabato, agosto 25, 2007 stra II per fortuna ho preso una maglia dalla valigia prima di metterla lì in alto, perchè adesso non mi andrebbe proprio di prenderla. anche se sento freddo. sarà che dovrei alzarmi e mettermi quasi in piedi sul sedile per riprendere le mie cose, ma cosa vogliamo farci, si tratta della scomodità di essere piccini. e non bassi o nani, piccini. che è più dolce e credo mi descriva meglio, dato che non mi sento bassa ma bensì minuta, ristretta uniformemente in tutto il corpo e ben proporzionata. mi piace tanto così, e poi, considera che se fossi stata più alta magari nemmeno ti saresti piaciuto, perchè forse quelli alti hanno un'altra prospettiva...ma boh, che ne so io. e che mi importa. quello che importa è invece che sono partita. dopo il trauma causato a mia madre e il silenzio un pò pesante di mio padre, sono riuscita lo stesso ad andare per questo sentiero nuovo, che non so se sia la mia strada, ma credo sia giusto provare. tu i miei non li conosci, ma credo ti piacerebbero. peccato che non siano riusciti a capirmi fino in fondo, se l'avessero fatto forse avrebbero sofferto di meno e per me sarebbe stato un pò più semplice. invece ho dovuto ascoltare parole su parole e un pò mi dispiaceva per loro, dato che erano gettate al vento. non ascoltavo, ma non per cattiveria o per fare la figlia ribelle, non ascoltavo semplicemente perchè nella mia testa ero già su questo treno, lontana. mi sarebbe piaciuto di più partire con una carrozza, di notte, col mio pomposo abito '800, coperta da un mantello scuro e per l'ultima volta guardo il palazzo che mi ha vista crescere. ma non sono una principessa vera, tantomeno vivo nell'ottocento, perciò credo che il treno sia romantico a sufficienza. sopratutto alle 5 e mezza di un mattino di novembre. il freddo nelle ossa, il mio non rifiutarmi di indossare giubbetti e prolungare il periodo d'uso della felpa, la mia valigia, la mia borsa: tutti pronti sul binario. da soli. la biglietteria non era aperta, e nessuno ha deciso di prendere il treno con me stamattina. si vede che non è tempo di migrazione, forse è iniziato il letargo. quando ho visto i due occhi luminosi venire dal buio il cuore ha iniziato a battermi forte: era vero. quando si è fermato la porta era proprio davanti a me e nel vagone alla mia destra, il primo scompartimento era vuoto. sono entrata. perciò eccomi qui, seduta in una grande culla foderata di blu, mentre cerco di scrivere qualcosa di sensato considerando l'ora e il freddo che fa. non riesco a trovare niente di interessante da dirti, perchè continuo a pensare a quando mia madre mi ha salutata in lacrime. mi dispiace di averti ferita, ma lo accetterai. so di non averti delusa, so di non dovermi considerare un cattiva figlia, ma qualcosa qui dentro fa un pò male quando ci penso, mamma. per fortuna mio padre, che dopo quel lungo silenzio mi ha sorriso e mi ha stretta forte. è stato come un lasciapassare, un augurio, un saluto, una raccomandazione, un bacio, una abbraccio, una medicina per tutti i mali che ho avuto o verranno. tutto questo con un solo abbraccio. grazie. cerco di dormire un pò, perchè per l'emozione non ho chiuso occhio tutta la notte e non ho fatto altro che immaginare e parlare da sola [si, lo faccio spesso]...così che adesso conosco con certezza i volti delle persone che incontrerò,so i padroni di casa come saranno vestiti e so anche che nella metropolitana incontrerò un ragazzo con un qualcosa di rosso addosso e parleremo di qualcosa di interessante. so anche che avrò sete ed andremo in un bar a prendere da bere. e ovviamente della città mi piacerà tutto quanto, vedrò il mondo a tinte forti, nuove. quelle vecchie e sbiadite le ho lasciate a casa, ne avevo gli occhi pieni. sono pronta a sorprendermi, buonanotte.
giovedì, agosto 23, 2007 vorrei saperti dire molte cose ma solo poche riesco a far uscire dall'animo, poche e nemmeno esatte, perchè nessuna parola sarà mai tanto precisa nel descrivere quelle sensazioni sfueggenti che ho provato per te. per un breve periodo, per te, sono significata molto. e tu hai posseduto i miei pensieri da parecchio prima che fosse lecito, e li hai lasciti liberi mai. quando ci siamo conosciuti nessuno dei miei amici riusciva a vedere quello che vedevo io, tutti dicevano che non andavi bene per questo o quel difetto, mentre per me non c'era niente da cambiare. nemmeno la peggiore delle cose. per me andavi benissimo ed ero fiera di amarti così perchè forse ero l'unica che ti scopriva per com'eri davvero o magari ero l'unica con cui tu eri sul serio te stesso. in entrambi i casi, quello che stavo vivendo era un dolce e terribile sogno. non so l'esatto istante in cui i miei occhi non hanno più retto la luce che emanavi e questa mi è entrata dentro fino al cuore, ma è successo velocemente, magari quando hai riso sorpreso, magari quando ti ho fatto un dispetto per giocare, o magari mentre parlavamo e basta. è successo e la tua luce mi ha rischiarato i pensieri, mi ha illuminato lo sguardo fino a farmi dire "potrebbe essere lui". così ho iniziato a vivere in questo stato di incertezza. ho iniziato a pendere attaccata con tutte le forze al filo del caso. un giorno andava bene, due giorni andava bene, poi di colpo non andava più. un giorno ridiamo e un giorno non ci sei. un giorno giochiamo e due giorni non ci sei. è stato ancora più interessante così, perchè nel tempo che mi separava da te potevo fantasticare di tutte le cose che avremmo fatto e detto continuando a chierdermi "oggi lo vedrò?". nessuna certezza con te, dovevo capirlo da allora. succede che una sera forse ti accorgi del mio sguardo pieno di tua luce riflessa, forse ti piaceva il colore della mia maglietta, forse eri curioso, forse, forse, forse...potrei continuare coi forse all'infinito quando si tratta di te. ma in fondo non mi importa sapere come mai mi hai voluta con te, perchè a me bast sapere che è successo. a me basta sapere che almeno per un attimo mi hai davvero voluta e mi hai offerto una cosa reale. quel bacio è stato realtà, l'unico pezzo di realtà che c'è stato in questo strano rapporto fatto di sogni, fantasie, e parole scritte in 160 caratteri. non che non mi vada bene, anzi. proprio questo mi ha fatto perdere la testa. perchè io per te l'ho persa la testa, sai? l'ho persa da quel bacio, anche se non lo volevo ammettere. l'ho persa e ha iniziato a rotolare ed ogni volta finiva il suo cammino da te, che eri l'inizio e la fine di ogni sogno. e se ci penso il cuore batte sempre più veloce perchè si ricorda che il suo posto è con te, ancora. io però forse non ho mai avuto nè la tua testa, nè il tuo cuore, nè tanto meno il corpo. ho avuto solo un tuo sogno, un tuo desiderio magari. per quanto potessi essere interessante, per quanto potessi piacerti, no non sono riuscita a prenderti. perchè si è tutto concluso nell'inizio. tutto l'amore del mondo sintetizzato in un unico bacio. allora è vero che è solo un apostrofo rosa. ma come poteva tutto finire nell'inizio? se è un inizio non può essere una fine, hanno due nomi diversi proprio perchè sono due momenti diversi. no, non poteva essere una fine, così ho deciso che potevo benissimo aspettarti o aspettare il mio momento. ho aspettato, ma non è cambiato nulla, tu sei partito e il mio aspettare era solo un aspettare il tuo ritorno che per fortuna è stato vicino. sono fatta di sogni e ideali ma sopratutto di forza e tenacia nel realizzarli. non sono un essere passivo, devo agire, devo fare, dirti, darti, consegnarti il mio amore così che sia tu a decidere cosa farne. ma non è bastato neanche questo. non è bastato aspettare, non è bastato rincorrerti. allora quello che ti frulla in testa ancora non l'ho capito, ma non smetto di tentare. non smetto di provare, di lottare, di affannarmi, di sforzarmi. di fare ogni, ogni singola cosa per te. questo è il segreto della mia felicità, non possedere niente tantomeno qualcuno, il possesso dell'oggetto non è importante. sono felice anche solo nel farti contento, anche solo nel farti ridere, sono felice anche così. e il mio amore, beh, io ti amo anche da qui, anche non da vicino, anche se non è voluto questo sentimento, io te lo mando sperando che arrivi. sono felice di essere colma di queste sensazioni per te, sono felice di non essermi arresa, sono felice di avere ancora le forse per starti dietro, chè ti assicuro non è facile. perchè tu mi hai baciata e ho capito che eri proprio tu Lui. è stato come dare un morso al frutto del sapere, io ho dato un bacio e in quel momento si è rischiarato tutto: dovrei averti. dico dovrei perchè, ripeto, il possesso non è essenziale. possedere qualcuno non sempre è positivo, il termine non mi piace ed il più delle volte si finisce col non volere più. invece io ti voglio sempre, ti voglio ancora e ti vorrò altri giorni. se ti avessi, se tu fossi mio, sarebbe più semplice, non ti lascerei più andare, ma forse allora non sarebbe così bello. se tu non fossi libero di andare ed io non fossi in eterna ricerca, in eterno moto per raggiungerti non sarebbe tutto come in un sogno. non sarebbe un bel romanzo questa storia, invece per fortuna lo è. solo che, in ogni romanzo c'è il punto di svolta. nel nostro romanzo lo faccio io. parto. non per allontanarmi da te, anche perchè a farlo sei già bravo da solo, e poi non ha senso allontanarsi da qualcuno [finchè si ama si è sempre vicini, nessun luogo è lontano come dice Bach], inoltre mai e poi mai fuggirei da questo sentimento, tanto meno da te Amore Mio, perchè ancora così non ti ho mai chiamato e spero di riuscirci un giorno. Allora nel frattempo, in questo tempo che ci separa, che non è mai troppo nè troppo poco ma sempre giusto, cerco la mia strada e divento grande, realizzo più sogni possibili aspettando quelli che realizzeremo insieme. questo treno mi porta verso una nuova città, una nuova casa e una nuova vita da sola. l'amore non deve mettere ostacoli o limiti e per questo non posso aver paura di partire, perchè il nostro amore durerà. il nostro amore...è ancora un capitolo da scrivere in questo romanzo. intanto dal finestrino sfuma la città che ci ha visti insieme, sfumano le case e i palazzi, sfumano le persone. me ne vado lontano a fare quello che da sempre ho desiderato, ed ogni gioia sarà appagante, ogni scoperta sarà utile, ogni persona un nuovo quadro, e di ognuna delle cose che farò scriverò poche righe per poterle poi dare a te quando ci rivedremo, come sai, la mia memoria non è buona e non voglio tralasciare nulla quando ti racconterò. ogni racconto che ti farò mi riempirà il cuore, perchè sarà come poterlo vivere insieme. e subito prima della fine smetterò di scriverlo, perchè le fini non spesso non mi piacciono o non le leggo nemmeno per paura che non mi piacciano. il nostro romanzo ha un inizio strano che si fonde in una improbabile fine che però non arriverà. mai. intanto nel vagone sono sola, è tutto scuro ma per fortuna porto con me l'ultimo residuo della tua luce riflessa, che conserverò sempre gelosamente.
ispirata da: questa foto.
giovedì, luglio 13, 2006 un discorso registrato di lei.
[bip]
ahem..ciao. è strano vero che io mi faccia viva così vero? eri tu quello bravo con le parole. eppure eccomi qui. non che abbia poi molto da dirti,insomma...dopo l'ultimo nostro dialogo non dovrei per nulla al mondo contattarti. [pausa] già. è che, anche se probabilmente sto facendo una grande cazzata, dovevo dirti delle cose.
mi fa male che stai male. ma non c'era altra soluzione e poi non poter parlare con te mi pesa e mi pesa anche vederti per strada e non poterti salutare e vederti così triste e quasi nel panico quando mi incroci. fa male. non mi fa respirare. perchè ad un tratto un rinoceronte si siede sopra al petto e non si schioda. l'hai mai provata una cosa del genere? spero di no perchè un rinoceronte ti blocca il respiro e ti spacca il cuore. sono io il tuo rinoceronte,vero? non vorrei trovarmi in questa situazione,non vorrei reagire così ogni volta. non vorrei sentire la tua mancanza ma mi sembrerebbe brutto anche non sentirla. fai male. fa ancora più male pensare che è passato esattamente un anno,e che io t'ho perso. non so come liberarmi di te, non ci riesco perchè anche se tu dici che sono una stronza ad essere andata avanti...non hai capito la cosa più importante [pausa] cioè che sono andata avanti ma senza libertà. il mio andare avanti è un procedere difficile e appesantito dalla catena che ci lega. non posso sbarazzarmene,non ci sono mai riuscita e anche quando penso di avercela fatta: BUM. ecco che mi cade addosso un rinoceronte. insomma... comunque...nonostante tutto...ahem... sai,i rinoceronti non sono ottimi a mimetizzarsi. nemmeno nelle pieghe della memoria. non riesco proprio a trovare uno spazio in cui rinchiuderlo. forse devo solo abituarmi ad averlo con me sempre e per sempre. [pausa] mi manchi. niente ha cambiato le cose. ma non posso fartelo sapere,non posso e non voglio farmi sentire.non ti cercherò,non ti manderò mai questo nastro. e quindi [bip] [fine della registrazione] ![]() Visualizzare il post mercoledì, giugno 28, 2006 le situazioni di lui e lei
[sono in una grande città,all'angolo di un viale semi-affollato] lui: sai che mi fa male tutto questo? lei: lo so, la situazione è di certo insostenibile. lui: no, mi fa male quanto sei bella. e quanto vorrei che questo tempo che passiamo insieme non finisse mai. ma finirà. [non si guardano negli occhi,è freddo e la distanza sembra incolmabile,lei non sa cosa dire] lui: puoi immaginare anche solo lontanamente come sto? cosa significhi amare qualcuno che ti viene fottuto da qualcun'altro? lo sai? lei:ma io non so cosa fare! lui: e cosa puoi fare tu? mi avevi detto che quando fossi stato male avrei potuto chiedere il tuo aiuto...come puoi aiutarmi se sei tu che mi fai stare male? lei:e allora,cosa mi vedi a fare?! [è risentita,perchè è come se lui la incolpasse] lui:perchè mi sei mancata da morire, perchè mi mancherai sempre. il tempo che passiamo assieme è il più bello del mondo per me e non vorrei passarlo con nessun'altro. ma poi c'è la realtà che si scontra col sogno di quando sei qui con me, e quella, sai..fa male. da morire. lei: non so cosa dirti, nè so cosa fare. il mio ruolo è marginale, tu mi chiami ed io ti rispondo. ci vediamo,stiamo bene. poi tu ti accorgi che io sono la ragazza di un altro e stai male. e allora dici che non ci vedremo più...poi ti manco e mi vuoi rivedere...e così via fino a che non ti mancherò ancora... lui: tu mi manchi in ogni momento. non sai che vuol dire vivere, anche le più piccole stronzate, senza di te. lei:tu non sai che vuol dire veder soffrire qualcuno a cui vuoi un bene pazzesco e sapere che è solo colpa tua,ma non poter fare nulla per cambiare le cose. lui: il problema è che tu vuoi stare con me in modo diverso dal mio. lei: il problema è che non posso rimproverarti nè se te ne vai e sparisci,nè se ritorni...non posso tenerti qui con me. [silenzio] lui: non posso vederti con lui, stare qui equivale all'angoscia costante di vedervi insieme,alla paura di trovarvi in giro...è tremendo. io ti amo ancora. lei: per una volta sei stato chiaro. e l'unica soluzione è che io me ne vada. ma davvero. 3 anni di silenzio. mi cercherai forse ma non risponderò. io non ci sarò più. non sopporto essere niente, non sopporto essere dolore, non sopporto non poterti aiutare. basta! questa volta davvero, la porta la chiudo io. non puoi andare avanti così, se fino adesso sono stata disponibile e questo è il risultato non mi resta che dirti arrivederci a fra tre anni. lui:noi non ci lasceremo mai in pace. tu non puoi andartene così perchè sai che tornerai, sai che è impossibile stare senza sentirci per 3 anni! lei:è già successo per 4.e ci siamo ritrovati mi sembra. ed è andato tutto meglio mi sembra. lui: e se non dovesse succedere?! se non ci ritrovassimo stavolta? o se ci ritrovassimo e non fosse più tutto come prima? sai quante volte succede di ritrovare una persona dopo anni e di amarla come in passato? una volta ogni mille.e a noi era successo! e se non fosse.. lei: meglio,vorrebbe dire che è finita la malattia. e tu saresti libero. [la parola malattia non le piaceva ma doveva mostrarsi convinta e crudele per farlo andar via] lui: ma io non voglio essere libero,io voglio essere tuo.con te. appartenerti come ora. non voglio libertà! voglio manette ai polsi, catene che non ci lascino separare! lei: conoscerai altre ragazze, ti innamorerai, ti passerà e penserai lo stesso di loro. io non ti lego più, non t'ho mai voluto legare! lui: ho fatto tutto da solo, e tu, tu sei legata ormai! non puoi...non puoi andare via! ... [silenzio] HO BISOGNO DI TE! lei: hai bisogno anche che io non ci sia più. lui: ma non vedi quanto questo sia senza senso? lei: è da molto tempo senza senso. questo è un degno finale. lui: ho paura di non ritrovarti. lei: dovresti temere il contrario,non capisci? porto solo sofferenza! lui: ma io senza di te, cosa faccio? soffrire è meglio che essere senza di te. lei: prima dici che soffri,che è colpa mia, poi dici che mi vuoi accanto,nemmeno tu sai più cosa davvero vorresti! lui: vorrei te. lei: mi dispiace. [si gira.] lui: e allora vaffanculo! lei: vaffanculo! non capisci proprio un cazzo. non vedi che fa male anche a me?! parlarti è inutile senti solo quello che vuoi, non capisci... [se ne va. lui la insegue ma lei in fretta passa fra la folla ed entra al volo nel primo autobus] lunedì, settembre 26, 2005 i ragazzi-ridere
L'album che teneva fra le mani era pieno di loro foto,momenti felici che avrebbe voluto tenere e ricordare per sempre.non avrebbe mai pensato che a distanza di pochi mesi sarebbe tutto cambiato e che quei ricordi felici,proprio per la gioia che le ricordavano,sarebbero stati i peggiori.ricordi che avrebbe voluto distruggere.odori,sapori,colori che avrebbe voluto non scoprire mai.faceva freddo e quell'album le scivolava quasi fra i guanti rossi,i vetri dell'auto erano appannati per il tanto parlare e non si vedeva nulla fuori,era come se stessero su di un altro pianeta,e quando si è in due su di un pianeta e nessuno dei due vuole guardar l'altro in faccia,laria si fa pesante e qualcosa pizzica gli occhi quasi a farli...lacrimare.
-allora,proprio non dobbiamo vederci più? - le aveva chiesto senza voltarsi -non dobbiamo - gli aveva risposto con tono deciso e più freddo possibile,ma il mondo le stava crollando addosso. -e perchè? perchè stiamo bene insieme? perchè ti amo? -perchè del tuo amore,adesso,io non so che farmene.e questo sentimento ingombra e non ti fa essere mio amico. -ma io,vorrei solo passare del tempo con te -e quando troverai una ragazza per me non ci sarai più ed io,una volta abituata a te: cosa farò? cosa succederà quando tu per me non ci sarai più?quando avrò bisogno di te?già adesso sei un mio punto fermo e più passa il tempo più lo sei,preferisco perderti e soffrire ora piuttosto che morire dal dolore più in là -ma io adesso non voglio innamorarmi di nessuna,io sono già innamorato...di te. -lo sai anche tu che questa situazione non può andare avanti,arriverai ad un punto che...non riuscirai più a sopportare niente.ed io non voglio,tiratene fuori prima.se io dovessi trovare un ragazzo? -non lo sopporterei -non voglio vederti più.non c'è nulla da aggiungere.- era fredda verso di lui come non era mai stata e questo lui non riusciva ad accettarlo.la amava come mai aveva amato prima,la amava e voleva tornare ad essere un tutt'uno con lei,invece gli era sfuggita fra lei dita come tanti granelli di sabbia,che presi da soli non valgono nulla,ma magari possono costruire un castello dei sogni od una bellissima spieggia.questo l'aveva capito troppo tardi,l'aveva capito quando lei se n'era andata ricucendo pezzi di cuore che lui aveva strappato.ma chi se l'aspettava che si sarebbe innamorata di un altro? chi poteva saperlo? e lei,lei come aveva fatto a voltare pagina in un modo così repentino? si sentiva meno di zero mentre la guardava.e si sentiva solo,e con lei non si era mai sentito così,perchè lo completava,perchè lo capiva,perchè lo desiderava,amava,scaldava.perchè i pensieri si univano in un unico flusso e parlare era quasi sempre superfluo.e si rideva da matti.erano dei bellissimi ragazzi-ridere. poi un giorno lei aveva deciso che non c'era più niente da ridere,e che stava male.che il tanto che lui poteva offrire non bastava perchè per lei bisognava dare tutto.un tutto che non era disposto a cedere. se potesse tornare indietro,saprebbe che per quello che lei donava a lui,le darebbe anche l'anima in cambio. ci ha provato a darle il cuore,ma ha trovato tutto chiuso.non immaginava ci fossero degli orari. sono in silenzio,quando si erano lasciati almeno l'amicizia non era morta.come poteva morire fra due che stavano così bene insieme? -posso abbracciarti?- le aveva chiesto per sentirla sua per l'ultima volta,anche se la freddezza di lei gli parlava chiaro.l'aveva persa,anche quell'amata amica. -si- gli aveva risposto distante,ma ciò che non aveva detto era che non avrebbe mai voluto arrivare a tanto.perchè aveva bisogno di lui.perchè già le mancava.perchè aveva paura di come sarebbe stato svegliarsi sapendo che non poteva più essere una ragazza-ridere.ma cosa poteva farci?era stata travolta da un'altra storia,era di nuovo felice,si sentiva amata come lui non aveva mai saputo farla sentire.in quel momento desiderava averlo vicino come amico ma un amico può sopportare di vederla con un altro,mentre lui non lo avrebbe fatto.e questo non andava bene.mentre si abbracciavano si dava della stupida perchè non aveva saputo capire,e allo stesso tempo si diceva che era l'unica cosa da fare.presto sarebbe passata la cotta che lui aveva e lei non si sarebbe più illusa di avere un'amicizia pulita. ma il dolore era così forte che a steno tratteneva le lacrime.in più il dover trattarlo in modo brusco per fargli capire,per farlo allontanare ed anche per convincersi ...era straziante. quell'abbraccio sarebeb stato l'ultimo abbraccio dei ragazzi-ridere..non ci sarebbe più stata amicizia,nè alcun tipo di contatto fra loro. ed oggi li vedete in giro che camminano,parlano,si confrontano con altri,amano,e ridono.ma non sono più ragazzi-ridere...perchè da quell'ultimo abbraccio è morta quella parte di loro,e forse la migliore. certe volte ci ripensano,ma scuotono subito la testa e si impegnano in altro,perchè il calore di quell'abbraccio e la gioia di quei giorni urlano ancora da dentro,vorrebbero uscire e farli incontrare,ma hanno troppa paura delle conseguenze. lunedì, settembre 19, 2005 le situazioni di lui e lei
la stazione è tutta intorno.lui e lei sono seduti su di una panchina,lei ha le gambe incrociate e fissa il treno che le sta davanti. lui: ed ora,questi occhi lucidi? come devo interpretarli.è il freddo..o... lei: sono triste. perchè te ne vai. lui: tu?triste? tu che hai sempre sostenuto che non c'è niente per cui essere tristi? che la distanza fra di noi non è nulla e che nessun luogo è lontano? tu? lei: io. [raccoglie le forze e si gira a guardarlo con tutta la dolcezza che ha in corpo,una dolcezza che non sapeva di avere] lui: [cogliendo la fragilità che l'aveva posseduta in quel momento e la abbraccia.è piccola e potrebbe avvolgerla con un solo braccio] ti amissimo. lei sta per parlargli e forse per dirgli tutte quelle cose che non ha mai espresso,respira a fondo e arriva il treno. si alzano. lui: devo andare.non restare a guardare il treno..mi raccomando. lei: puoi contarci,figurati. scoppierei a piangere nel vederlo sfumare. [i loro sguardi si fanno malinconici.si mancano ancora prima di essersi separati] dai vai,è meglio. lui sta per entrare quando lei lo ferma. lei: ho una cosa per te. [gli porge un sacchetto con delle caramelle gommose ed un leccalecca a forma di cuore] lui: [spiazzato,sorpreso,commosso tutto questo insieme la stacca da terra nel loro ultimo abbraccio prima di andare] non dovevi...ma perchè sei così dolce? come posso lasciarti se continui ad essere così terribilmente dolce? lei: [ormai a terra] dai,non è niente di che è solo un pensiero. [cercando di essere forte e superiore come al solito] il treno sta per partire lui: allora...ciao. lei:ciao sorridono.lui entra.lei non si gira. poi sì,ma lui non c'è.la ferma una ragazza e in quel momento lui si affaccia,ma lei è girata.va dritta per la sua strada e trattiene le lacrime che non sa bene se sono di tristezza o di felicità nell'aver trovato qualcuno che consideri ambrosia delle caramelle a forma di cuore normali e quasi patetiche. fa le scale della stazione in fretta ed inizia a fare freddo,si guarda le scarpe gialle ed i calzini a righe e ripensa a quando i loro piedi erano vicini e lei aveva mentalmente scattato una foto,con scarpe viola e gialle. mentre si perde nella folla del centro che sta velocemente tornando a casa in una sera di inizio autunno precoce,il treno è sui binari e si perde anch'esso nel buio.con le sue storie,i suoi amori,i suoi dispiaceri e ricordi. tornerà? venerdì, luglio 29, 2005 le situazioni di lui e lei [mare,lui la avvolge nell'asciugamano, è sera e non c'è nessuno in spiaggia] lei: grazie [sorridendo] lui: ci sono tante cose che non mi piacciono di te. lei: ... [si scosta un attimo,lo squadra senza capire] lui: ma non cambiare mai nulla,se non fossi così magari non ti amerei in questo modo folle. [lei lo guarda ancora un pò stizzita,non sa se fidarsi e lasciarsi andare in un abbraccio o se andare via offesa...e proprio in quel momento lei...] [inutile,tanto non ve lo dico che succede] bets |
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